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Ristorazione: nuove opportunità e vantaggi fiscali

Intervista a Matteo Bigliardi esperto commercialista


Intervista a Matteo Bigliardi esperto commercialista

G: oggi siamo qua per parlare di opportunità e di vantaggi fiscali per gli imprenditori della ristorazione, con l’avvicinarsi della riapertura cosa ci racconti in questo senso, quali sono le novità più interessanti?

M: nel 2020 per forza di cose il legislatore ha inserito tutta una serie di stimoli per cercare di supportare e aiutare le imprese a venir fuori da questa situazione difficile. Quindi sulla base di questo scenario macroeconomico sono uscite delle normative che non sono delle novità in senso assoluto, perché sostanzialmente si erano già viste in passato, ma sicuramente la misura e intensità di questi aiuti e di questi stimoli è ovviamente molto più importante che in passato.

Quindi sostanzialmente per rispondere alla tua domanda, se mi chiedi quali sono le opportunità più interessanti per le imprese in via diciamo, di un auspicato rilancio io direi sicuramente dopo gli incentivi per l’acquisto di beni strumentali nuovi che non sono oggi oggetto di approfondimento, ma sono altrettanto importanti, la più importante novità è quella di una rivalutazione dei beni d’impresa, molto molto interessante rispetto alle versioni precedentemente già viste.

Ricordiamoci che una rivalutazione seppur parzialmente coincidente con quella applicabile oggi, in chiusura del bilancio 2020, uscì nel 2008 in occasione della grande crisi Lehman Brothers che consentì a tutte le imprese 2008 di rivalutare solo i beni immobili in quel caso, per categorie omogenee con un’aliquota agevolata per il riconoscimento anche fiscale di questi maggiori valori del 3 per cento pari a quella applicabile oggi, mentre negli ultimi anni è sempre stata con aliquote ben diverse quindi dal 16 poi abbassata al 12 quindi totalmente diverse.

L’opportunità di questa rivalutazione da fare in chiusura dei bilanci 2020 è che è eseguibile anche solo ai fini di bilancio, quindi senza dover riconoscere fiscalmente i maggiori valori di cui magari approfondiremo cercando di non essere troppo tecnici sull’argomento.

Lascia all’imprenditore una serie di scelte facoltative che a seconda delle singole situazioni in cui si trovano le imprese ovviamente possiamo andare a soddisfare esigenze mirate come una maggiore patrimonializzazione piuttosto di una pianificazione fiscale per gli esercizi futuri e di un miglioramento anche degli indici generali di bilancio del patrimonio netto, per far fronte alle perdite o ad altre sono innumerevoli ragioni che possono portare un imprenditore a scegliere di percorrere questa strada.

G: proprio per renderla più semplice possibile per tutti quelli che ci stanno seguendo, cosa vuol dire nel pratico rivalutare un bene e quali tipologie di beni possono essere rivalutati?

G: Immaginiamo due scenari di campo differenti che sono le tipologie poi di ristorazione che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni: la ristorazione di impresa cioè quella che si rivolge ai format verticali o con possibilità di franchising o la ristorazione chiamiamola tradizionale quindi anche con numeri molto importanti ma con modelli che sono quelli della gestione familiare, dove diciamo l’imprenditore è impegnato a fare bene quello che succede all’interno dell’azienda. Dal momento in cui il cliente entra e tutta la filiera dell’esperienza.

M: per dirla in altri termini meno tecnici e cercare di fare capire a tutti di cosa stiamo parlando rivalutare un bene d’impresa significa riuscire a inserire, iscrivere nel bilancio un valore che sia allineato con il valore corrente quindi può essere quello di mercato, quello di sostituzione, rispetto al classico valore inserito nei bilanci che è quello legato al costo storico di quel bene. Perché ricordiamoci che noi abbiamo un impianto normativo tale per cui all’articolo 2426 dal codice civile ci dice che i valori di iscrizione a bilancio dei beni di impresa quindi beni strumentali all’esercizio dell’impresa sono legati al costo di acquisto che poi viene opportunamente ammortizzato durante la vita utile residua che per praticità nel nostro paese va a ricadere sulle aliquote fiscali che ci consentono di dedurre gli ammortamenti.

Per fare un esempio sul settore della ristorazione mi pare di ricordare a memorie che tutti le gli impianti di cucina sono ammortizzabili al 12 per cento quindi significa che hanno una vita fiscalmente utile di 8 anni circa, le attrezzature di cucina quelle più piccole del 25 per cento, quindi in quattro anni esauriscono il loro processo di ammortamento.

Sempre per fare un esempio questo significa che se abbiamo effettuato degli investimenti, magari 5/6 anni fa su beni che comunque hanno una vita utile durevole (immagino che una cucina di un certo tipo di un ristorante piuttosto che le sue attrezzature durino molto di più di 5 o otto anni) noi potremmo trovarci ad avere un valore in bilancio pari anche a 0 tendenzialmente ma un valore residuo di sostituzione o di riacquisto di una di un’analogo impianto più elevato.

La legge di rivalutazione ci consente appunto di andare a sostituire un valore che tendenzialmente va verso lo zero con un valore più elevato e questo comporta ovviamente una rivalutazione dell’attivo patrimoniale che noi andiamo a presentare in bilancio a fronte delle iscrizioni di una riserva del patrimonio netto quindi noi andiamo a capitalizzare la nostra società andiamo a indicare che il valore del patrimonio netto che è la sintesi diciamo di attivo meno passivo è più elevato rispetto a quello espresso nel bilancio dell’anno precedente.

G: E’ possibile a questo punto pagare anche meno tasse rivalutando i beni della propria azienda?

M: è corretto quello che dici e e mi riaggancio quello che dicevo prima, ovvero questa rivalutazione che è sostanzialmente nata come aiuto alle aziende che hanno bisogno di iscrivere dei maggiori valori del bilancio perché sostanzialmente esistono, (ricordiamolo non è che possiamo iscrivere quello che vogliamo) questo ci consente una pianificazione fiscale che potrebbe comportare anche dei risparmi di imposta notevoli perché ovviamente un bene che per esempio era completamente ammortizzato ma ha un valore sul mercato, noi potremmo riscriverlo pagando un’imposta sostitutiva molto contenuto cioè del 3 per cento e andare a dedurre i nuovi ammortamenti.

[…] Intervista integrale, nel video.

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